La pergamena misura appena 125 per 55 millimetri. È più piccola di molti cellulari. Non ha disegni, sigilli né un titolo solenne. Su un lato, diciannove righe fitte; sull’altro, nulla. La scrittura è incerta, a volte sembra quasi inciampare. E proprio perché è così piccolo, questo frammento di pelle preparato otto secoli fa ci permette di avvicinarci molto a due persone.
Una è Francesco. L’altra è frate Leone, suo compagno, segretario e amico.
Questa non è la celebre benedizione che inizia chiedendo al Signore di benedire e custodire Leone. Quella benedizione si trova su un foglio diverso, la Chartula della Verna, insieme alle Lodi di Dio Altissimo. Qui abbiamo un altro oggetto e un’altra occasione: un biglietto di consiglio oggi custodito nel duomo di Spoleto.
Il foglio non dice dove si trovassero i due. Ma il testo stesso ricorda una conversazione avvenuta «lungo la strada». Possiamo immaginare polvere, pietre e passi; non possiamo affermare quale fosse la strada, in quale stagione dell’anno si trovassero o che cosa avesse chiesto Leone. Ciò che è sopravvissuto è la breve risposta.
Un originale, non soltanto una copia
La maggior parte degli scritti di Francesco è giunta fino a noi attraverso copie realizzate da amanuensi. Era normale. Un testo importante passava da un codice all’altro e ogni copia poteva presentare piccole differenze. Il biglietto a Leone è straordinario perché gli studiosi lo riconoscono come autografo: fu scritto dalla mano stessa di Francesco.
La sua grafia non è elegante come quella di un copista professionista. Il ricercatore può osservare la forma delle lettere, il modo di occupare lo spazio e le correzioni. La calligrafia appartiene al tipo semplice appreso da chi sapeva scrivere, ma non viveva del mestiere della scrittura. Giulia Ammannati descrive un’esecuzione faticosa e un allineamento difficile. Questo concorda con gli ultimi anni di Francesco, quando la malattia agli occhi e altre sofferenze rendevano ogni compito più gravoso.
Per questa ragione, una data successiva al 1224 — probabilmente tra il 1225 e il 1226 — è considerata molto plausibile. È una conclusione paleografica, cioè basata sullo studio materiale della scrittura. Nel biglietto non compare una data che dica «l’ho scritto oggi».
Compaiono anche piccoli ritocchi di frate Leone. Il compagno sembra essere tornato su alcune lettere per renderle più chiare. Questo rende l’oggetto ancora più toccante, ma occorre dirlo con precisione: non è una pagina intatta caduta già pronta dal passato. È un foglio usato, custodito e curato.
«Come una madre»
Francesco comincia chiamando Leone fratello. Subito dopo dice che gli parlerà come una madre. Il cambiamento è piccolo e potente.
Negli scritti francescani, la maternità non è una decorazione sentimentale. Nella Regola per gli eremi, alcuni fratelli svolgono il ruolo di madri e altri, per un certo tempo, quello di figli. Nella Regola non bollata, i frati sono invitati ad amare e nutrire gli uni gli altri ancor più di quanto una madre si prenda cura del figlio. L’immagine significa attenzione concreta, pazienza e responsabilità.
Francesco non dice: «Sono il tuo capo e ho già deciso tutto». E neppure abbandona Leone con una frase fredda. Offre un consiglio con affetto. È un’autorità che desidera aiutare l’altro a riconoscere il cammino davanti a Dio.
Leone sembra inquieto. Non sappiamo esattamente perché. Forse cercava una decisione, aveva degli scrupoli — quel timore di sbagliare anche quando si desidera fare il bene — oppure voleva semplicemente ascoltare di nuovo il consiglio. Qualsiasi spiegazione più dettagliata sarebbe un’ipotesi. Il biglietto lascia intravedere il bisogno di orientamento; non rivela il problema.
La libertà di chi vuole seguire
Il centro della lettera sorprende. Francesco non consegna un elenco. Dice a Leone di fare ciò che gli sembrerà meglio per piacere al Signore Dio e seguire le sue orme e la sua povertà.
Questo non significa «fa’ qualsiasi cosa». Ci sono tre luci per discernere: piacere a Dio, seguire Cristo e scegliere la povertà evangelica. La libertà nasce dentro questa direzione. Leone non riceve il permesso di fuggire dal Vangelo; riceve fiducia per agire senza dipendere da una nuova risposta a ogni passo.
È possibile scorgere un cambiamento nel manoscritto stesso. La costruzione del testo sembra aver subito aggiustamenti mentre Francesco scriveva. Gli studiosi discutono su come leggere alcuni interventi e quale sia stata la sequenza esatta. La forma finale, tuttavia, apre uno spazio alla decisione di Leone.
Forse è questo il motivo per cui il piccolo biglietto rimane attuale. Spesso desideriamo che una persona santa risolva tutto al posto nostro. Sarebbe più facile ricevere un ordine chiaro, eseguirlo e poi dire: «Ho soltanto obbedito». Francesco offre qualcosa di più esigente: una coscienza davanti a Dio, accompagnata dall’affetto e dalla fiducia.
La delicatezza dell’obbedienza
Un consiglio che non imprigiona
La lettera non rinchiude Leone in una gabbia spirituale. Gli offre una direzione e, nello stesso tempo, lo spazio per crescere. Obbedire, qui, non significa smettere di pensare. Significa imparare a scegliere alla luce del Vangelo.
«Se ne hai bisogno, vieni»
Dopo aver offerto libertà, Francesco aggiunge un’ultima frase. Se Leone avrà bisogno di venire da lui per il bene della sua anima o per un’altra consolazione, e se vorrà venire, venga.
Non c’è contraddizione. Prima: «Puoi decidere». Poi: «La mia porta resta aperta». Un’amicizia matura non rende l’amico dipendente, ma non scompare neppure quando ha ancora bisogno di aiuto.
È importante non trasformare questa riga in un dialogo teatrale che non possediamo. Non sappiamo se Leone andò subito a cercare Francesco, se custodì la lettera nel saio o se pianse leggendola. Sappiamo che la conservò. Quel gesto materiale dice molto: tra tanti oggetti fragili che potevano bagnarsi, bruciare o andare perduti durante i viaggi, il biglietto è sopravvissuto.
Secoli più tardi, compare legato a Spoleto. La storia completa di ogni passaggio non è perfettamente illuminata. Registri e studi permettono di seguirne la presenza, ma vi sono intervalli nei quali il percorso dell’oggetto non può essere narrato passo dopo passo. L’onestà storica significa anche lasciare una stanza al buio quando non ne abbiamo la chiave.
Due fogli da non confondere
Frate Leone custodì almeno due testimonianze materiali associate direttamente a Francesco. La somiglianza dei destinatari genera confusione:
- la Lettera a frate Leone, oggi a Spoleto, riassume un consiglio dato lungo la strada e termina offrendo consolazione;
- la Chartula, oggi ad Assisi, reca su un lato le Lodi di Dio Altissimo e, sull’altro, la benedizione destinata a Leone.
Entrambi gli oggetti sono autografi legati all’intimità tra i compagni. Ma non sono il recto e il verso dello stesso foglio. Non furono necessariamente scritti nello stesso luogo o nello stesso giorno. Confonderli cancellerebbe proprio ciò che li rende speciali.
Nella Chartula, la tradizione della Verna e i segni materiali raccontano una storia di preghiera e benedizione. Nella lettera di Spoleto, la voce è quella di chi prosegue una conversazione. Un oggetto dice: «Il Signore ti benedica». L’altro dice, in sostanza: «Cerca ciò che meglio ti conduce a Dio; e, se hai ancora bisogno di me, vieni».
Una scrittura stanca e viva
Guardare il facsimile è diverso dal leggere un’edizione stampata. Nell’edizione le righe sono diritte e le parole nitide. Sulla pergamena si vede la mano. Ci sono esitazioni, mancanza di spazio, lettere ripassate. La fragilità fisica non diminuisce il contenuto; gli dà corpo.
Francesco non era un personaggio che viveva soltanto negli affreschi. Gli facevano male gli occhi. La mano si stancava. Dovette trovare un piccolo pezzo di pergamena e annotare l’essenziale. Forse qualcuno preparò la penna; forse no. Non lo sappiamo. Ciò che possiamo affermare è che scrivere gli costò fatica.
Questo cambia il nostro modo di ascoltare la lettera. Non si tratta di una frase facile pronunciata da qualcuno che viveva comodamente. Un uomo malato usa le sue poche forze per impedire che un fratello resti prigioniero dell’indecisione. Sceglie parole di fiducia.
Ciò che il biglietto insegna senza decidere al posto nostro
Il testo è breve, ma non è una formula per prendere decisioni. Non risponde a quale scuola scegliere, come risolvere un litigio o quando cambiare lavoro. Sarebbe sbagliato strapparlo dal suo mondo e usarlo come un oracolo.
Offre qualcosa di più profondo. Primo, una decisione cristiana deve guardare a Dio e alle orme di Gesù. Secondo, la povertà non è soltanto mancanza di cose: è libertà di fronte al possesso, al potere e al bisogno di controllare tutto. Terzo, una persona può chiedere consiglio senza consegnare a un’altra la responsabilità della propria vita. Infine, chi consiglia deve lasciare aperta la possibilità di accogliere di nuovo.
Leone ricevette poche righe. Il lettore moderno forse si aspetterebbe un trattato. Ma l’amicizia aveva già svolto la parte più lunga: avevano parlato lungo la strada. La lettera non sostituisce il cammino; ne conserva il nucleo.
Ci sono documenti enormi che ci lasciano lontani da chi li ha scritti. Questo sta quasi tra due dita e ci pone accanto a una lampada a olio. Otto secoli dopo, riusciamo ancora a udire la voce stanca di Francesco che dice a un fratello inquieto: segui il bene che riconosci davanti a Dio. E, se hai bisogno di consolazione, vieni.
Pergamena e testimonianze
Fonti di questo capitolo
- Lettera a frate Leone — Museo dei CappucciniTesto latino e traduzione portoghese. Permette di verificare la brevità, il saluto, il consiglio e l’invito finale.
- Giulia Ammannati — La lettera autografa di Francesco d’Assisi a frate LeoneStudio paleografico. Analizza dimensioni, grafia, datazione probabile e interventi di Leone.
- Autografi dei Letterati Italiani — scheda del manoscritto di SpoletoCatalogo scientifico dell’autografo. Collocazione, descrizione materiale e ritocchi identificati.
- CapDox — The Writings of Saint Francis of AssisiEdizione storica aperta degli scritti, utile per il confronto testuale e la tradizione editoriale.
- Raccolta in facsimile degli autografi francescaniDistingue materialmente la Lettera di Spoleto dalla Chartula conservata ad Assisi.
- CapDox — cronologia di Francesco, Chiara e delle fontiContestualizza gli ultimi anni di Francesco e la prudente datazione degli scritti.
Come leggere questo capitolo: il contenuto del biglietto, le sue dimensioni e il suo carattere autografo sono documentati. La strada è menzionata nel testo stesso, ma non se ne conoscono il luogo né la domanda di Leone. Le scene di polvere, lampada e lettura sono ambientazione letteraria, non fatti registrati. La breve traduzione presentata sopra è una nostra traduzione pastorale, realizzata a partire dal testo latino.

