La paura non significa che hai poca fede. È un avviso del corpo e del cuore. Può comparire davanti a un rumore, una prova, una malattia, un cambiamento o qualcosa di realmente pericoloso. A volte ne conosciamo il motivo. Altre volte il cuore accelera e non sappiamo spiegare perché.
Nella Bibbia persone amate da Dio ebbero paura. I discepoli gridarono durante una tempesta. Pietro ebbe paura vedendo la forza del vento. Gesù non aspettò che fingessero coraggio per avvicinarsi. Andò loro incontro e li chiamò al coraggio.
Coraggio non significa non provare mai paura. Significa scegliere il prossimo passo buono anche mentre tremiamo. In alcune situazioni quel passo è respirare e continuare un compito. In altre è uscire, chiamare aiuto, dire la verità a un adulto sicuro o cercare assistenza. Pregare non significa mai restare immobili davanti a un pericolo.
Francesco attraversò le proprie paure. Si avvicinò a persone che prima evitava e percorse strade sconosciute. Non divenne una pietra senza sentimenti. Imparò a fidarsi e riconoscere fratelli. Anche noi possiamo affidare a Dio la paura senza vergogna — e tendere la mano a chi può proteggerci.
Da dove viene questa preghiera?
Questa è una preghiera originale del Portale San Francesco. Non fu scritta da san Francesco e non sostituisce cure sanitarie, protezione degli adulti responsabili o servizi di emergenza.
L’immagine principale viene dai Vangeli: Gesù si avvicina ai discepoli nel vento e li invita ad avere coraggio. Il testo si ispira anche alla fiducia cristiana di deporre le preoccupazioni davanti a Dio, che ha cura di ogni creatura.
Ma fiducia non significa passività. Il Catechismo insegna che la provvidenza di Dio conta sulla cooperazione umana. Ciò include chiedere aiuto, usare l’intelligenza, rispettare i segnali di pericolo e proteggere la vita. Per bambini e adolescenti, gli organismi di tutela raccomandano di cercare un adulto fidato davanti a violenza, abuso o insicurezza.
Questa preghiera unisce perciò due mani: una si rivolge a Dio; l’altra raggiunge qualcuno capace di aiutare.
Preghiera quando arriva la paura
Gesù,
il mio cuore ha paura.
Tu conosci ciò che riesco a spiegare
e ciò che non ha ancora un nome.
Non devo fingere davanti a te.
Accogli il mio respiro affrettato,
i pensieri confusi,
le mani inquiete
e la voglia di fuggire o nascondermi.
Rimani vicino a me ora.
Ricordami che avere paura
non mi rende debole,
cattivo o meno amato.
Se questa paura viene da un pericolo reale,
mostrami l’uscita sicura.
Dammi voce per chiamare aiuto,
coraggio per raccontare ciò che è accaduto
e persone responsabili che mi credano.
Non permettere che la vergogna
mi faccia custodire da solo
ciò che deve essere raccontato.
Se questa paura cresce dentro di me
anche quando sono protetto,
aiutami a respirare lentamente,
a sentire il suolo sotto i piedi
e a cercare compagnia.
Metti chiarezza nei miei pensieri:
io sono qui,
questo momento passerà,
ci sono persone che possono aiutarmi.
Gesù della barca nella tempesta,
non hai promesso una vita senza vento,
ma ti sei avvicinato agli amici impauriti.
Avvicinati anche a me.
Se devo aspettare,
siediti con me nell’attesa.
Se devo parlare,
apri la porta giusta.
Se devo correre in un luogo sicuro,
rendi saldi i miei passi.
Se ho bisogno di un medico, psicologo,
insegnante, familiare o autorità,
aiutami ad accogliere questa cura.
Ti affido anche
i bambini che hanno paura in silenzio,
le persone minacciate,
chi vive guerra, violenza o solitudine.
Muovi il cuore degli adulti
perché ascoltino, proteggano e agiscano.
Dammi il coraggio umile di Francesco:
non quello di sembrare invincibile,
ma di camminare verso l’amore.
Quando appare la luce,
insegnami a riconoscerla.
Quando si apre una mano sicura,
insegnami a raggiungerla.
Rimani con me,
un passo alla volta.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Preghiera originale del Portale San Francesco, ispirata alla presenza di Gesù nelle tempeste e alla cura concreta della vita.
Come pregare questa preghiera
Chiediti prima: «Sono al sicuro adesso?» Se vi sono fuoco, minaccia, violenza, abuso, persecuzione o rischio che qualcuno si faccia male, vai in un luogo sicuro e chiama subito un adulto responsabile o il servizio di emergenza locale. Se il primo adulto non ascolta, cercane un altro. Il pericolo non è colpa tua e non devi mantenere il segreto.
Se sei al sicuro, appoggia i piedi a terra. Guarda intorno e nomina in silenzio cinque cose che vedi. Inspira lentamente ed espira un po’ più a lungo. Poi di’: «Gesù, rimani con me in questo passo». Leggi senza fretta.
Alla fine scegli una persona con cui parlare: adulto responsabile, familiare fidato, insegnante, educatore, guida religiosa o professionista sanitario. Paure intense, attacchi di panico, incubi ripetuti o ansia che ostacola studio, sonno e relazioni meritano assistenza professionale. Cercarla non è mancanza di fede.
Puoi tornare alla preghiera mentre aspetti aiuto, ma non devi risolvere tutto da solo.
La porta e la mano aperta
Immagina un corridoio buio. In fondo c’è una porta aperta. Dall’altra parte vi sono luce, un cortile protetto e un olivo. Vicino alla porta una persona sicura tende la mano. Non ti trascina: aspetta, ascolta e aiuta.
La paura dice spesso che siamo completamente soli e che non c’è uscita. Non sempre vediamo tutto il cammino, ma possiamo cercare la prossima porta e la prossima mano. Per Pietro, sul mare, il primo passo fu gridare: «Signore, salvami». La richiesta non fu vergogna, ma incontro.
La fede non ordina di spegnere gli allarmi che proteggono la vita. Aiuta a distinguere un’ombra attraversabile da un pericolo dal quale uscire. Ricorda inoltre che Dio può agire attraverso un dialogo, una cura, una denuncia, una famiglia accogliente o qualcuno che decide di crederci.
Forse oggi il tuo coraggio consiste soltanto nel dire: «Ho paura e ho bisogno di aiuto». Questa frase può già aprire una porta.

