Un anonimo pellegrino francescano, visto di spalle, percorre una strada medievale sotto la pioggia dirigendosi verso una città lontana
← Cronaca francescana

Quaderno della penombra · Storia III

San Francesco percorse il Cammino di Santiago?

Un viaggio in Spagna, una malattia, il silenzio delle antiche biografie e una tradizione fiorita un secolo dopo: fin dove arrivò davvero san Francesco d’Assisi?

Un’ombra sulla strada bagnata

La pioggia scurisce la terra. Un viandante avanza sul lato destro della strada, dandoci le spalle. Il saio di lana gli pesa sulle spalle. In una mano porta un bastone; nell’altra, nulla. In lontananza, alcune torri affiorano dalla nebbia.

Potrebbe essere un frate. Potrebbe essere un pellegrino. Non possiamo vederne il volto.

Il dipinto è stato concepito così di proposito. Non afferma che quell’uomo sia san Francesco d’Assisi, né che la città sia Santiago de Compostela. È un’immagine per la domanda, non una risposta mascherata.

Per secoli si è detto che san Francesco percorse il Cammino di Santiago. Ma, quando ci avviciniamo alle fonti più antiche, la strada si copre di nebbia.

Attraversiamola senza fingere di vedere più di quanto ci sia davvero.

Ciò che sappiamo

La testimonianza più vicina agli eventi si trova nella Vita prima, scritta da Tommaso da Celano nel 1228–1229, appena due anni dopo la morte di san Francesco.

Celano racconta che san Francesco desiderava annunciare il Vangelo al sovrano musulmano che i latini chiamavano Miramolino, in Marocco. Partì, raggiunse la Spagna e si ammalò gravemente. A causa della malattia dovette interrompere il viaggio e tornare in Italia.

Nel XIII secolo, “Spagna” poteva indicare la Penisola Iberica, divisa in diversi regni. Celano non dice quale strada prese san Francesco, dove si ammalò o quanto tempo vi rimase.

In questo episodio non scrive neppure la parola Santiago.

La Legenda maior di Bonaventura, terminata negli anni Sessanta del Duecento, ripete lo stesso nucleo: il viaggio verso il Marocco, l’arrivo in Spagna, la malattia e il ritorno. Ancora una volta, Compostela non compare.

Questi due testi non sono diari perfetti. Celano scriveva la vita di un santo; Bonaventura selezionò e riorganizzò le tradizioni per l’Ordine. Entrambi tralasciano molti giorni della vita di san Francesco. Il loro silenzio non dimostra matematicamente che un pellegrinaggio non sia mai avvenuto.

Ma quel silenzio ha un peso. Conoscevano il viaggio nella Penisola Iberica e decisero di narrarlo. Se san Francesco avesse raggiunto il più importante santuario di pellegrinaggio dell’Occidente, sarebbe stato un particolare degno di nota.

Santiago compare prima, ma senza san Francesco

C’è un indizio ancora più curioso.

Parlando dei primi frati inviati a due a due, Celano dice che Bernardo di Quintavalle ed Egidio presero la via di Santiago. San Francesco e il suo compagno andarono in un’altra direzione.

La fonte più antica conosce dunque pellegrini francescani diretti a Compostela. Semplicemente, in quel momento non include san Francesco tra loro.

Santiago faceva già parte dell’orizzonte dei primi frati. Nel XIII secolo, la cattedrale attirava folle di pellegrini. Il Liber Sancti Iacobi, compilato nel XII secolo, descriveva vie, santuari, pericoli e usanze dei pellegrini.

A Compostela si vendevano conchiglie, che venivano portate come segno del pellegrinaggio compiuto. Nella nostra immagine il viandante non ne porta una: quel simbolo potrebbe suggerire una certezza che non abbiamo.

San Francesco potrebbe aver desiderato di visitare Santiago. Altri frati lo desiderarono certamente. Fin qui, tuttavia, una possibilità non è un documento.

Dove nasce la tradizione

La prima affermazione esplicita compare negli Atti del beato Francesco e dei suoi compagni, gli Actus, composti nelle Marche probabilmente tra il 1327 e il 1337. Gran parte di questa raccolta fu tradotta in italiano nei Fioretti tra il 1370 e il 1390 circa.

Erano trascorsi più di cent’anni dal presunto viaggio.

Il racconto dice che, quando l’Ordine era ancora piccolo, san Francesco si recò “per devozione” a San Giacomo di Galizia con alcuni frati, tra i quali Bernardo. Lungo il cammino incontrarono un povero malato. San Francesco chiese a Bernardo di rimanere a prendersi cura di lui e proseguì con gli altri.

Secondo il racconto, a Santiago san Francesco trascorse la notte in preghiera nella chiesa dell’apostolo. Lì avrebbe ricevuto la rivelazione che l’Ordine sarebbe cresciuto e avrebbe dovuto accettare sedi in molte regioni. Sulla via del ritorno ritrovò Bernardo e il malato, ormai guarito. In seguito permise a Bernardo di completare il proprio pellegrinaggio.

È una storia bellissima, plasmata dal tempo: il servizio al malato, l’obbedienza, la preghiera notturna, la rivelazione e la fondazione di nuove case.

Gli Actus potrebbero custodire antiche memorie trasmesse oralmente. Non è necessario definirli una menzogna. Ma la loro distanza cronologica impedisce di trattarli come testimonianza oculare.

La data che sembra certa, ma non lo è

Molti monumenti e testi indicano il 1214 come anno del pellegrinaggio. Questa data non compare nei Fioretti. È stata calcolata in base allo spazio disponibile nella cronologia della vita di san Francesco e al viaggio in Spagna narrato da Celano.

Alcuni studiosi preferiscono il 1213; altri indicano il 1214 o il periodo tra il 1213 e il 1215. Non possiamo ricostruire un calendario giorno per giorno.

Non esiste neppure un itinerario comprovato. Le mappe devozionali fanno attraversare a san Francesco città della Francia, dell’Aragona, della Castiglia, del Portogallo o della Galizia. Molte località conservano il ricordo del suo passaggio. Tuttavia, una tradizione locale ripetuta per secoli non basta da sola a rivelarci quale ponte abbia attraversato.

Se la meta era il Marocco, san Francesco potrebbe essersi diretto verso un porto del Mediterraneo o verso il sud della penisola. Santiago si trova all’estremo nord-ovest. Una deviazione sarebbe stata possibile, soprattutto durante una lunga convalescenza, ma avrebbe richiesto tempo e forze. Celano dice che la malattia lo costrinse a tornare indietro, non che lo spinse verso nord.

La mappa rimane bianca.

Come la tradizione si fece pietra

A Santiago sorge il convento di San Francisco del Val de Deus, fuori dall’antico nucleo cinto da mura. Secondo una tradizione, san Francesco fu ospitato da un povero carbonaio di nome Cotolay. Dopo aver pregato sul monte Pedroso, avrebbe scelto la valle per costruirvi una casa dei frati.

Cotolay non aveva il denaro necessario per costruire. Nelle versioni posteriori, san Francesco indicò un tesoro nascosto. I benedettini avrebbero ceduto il terreno in cambio di un cesto di pesci ogni anno. La consegna dei pesci divenne una cerimonia e anche un soggetto dell’arte locale.

È un racconto perfetto per spiegare un luogo, un rapporto tra comunità e una consuetudine. Ma le sue attestazioni dettagliate sono tarde. La storia fu incisa su un’iscrizione in granito del XVI secolo e compare in forma sviluppata nelle cronache francescane di quel periodo.

Documenti e studi indicano un’antica presenza francescana a Compostela, probabilmente già negli anni Venti o Trenta del Duecento. Questo dimostra che l’Ordine raggiunse presto la città. Non dimostra che san Francesco abbia fondato personalmente il convento nel 1214.

Un edificio può custodire una tradizione vera, ampliare un ricordo o attribuire al fondatore ciò che fecero i suoi seguaci. Anche le pietre raccontano storie di parte.

Come cambiò il racconto

Nei secoli successivi, altri cronisti ripeterono e ampliarono il racconto del pellegrinaggio. San Francesco fu associato non soltanto a Santiago, ma anche a una serie di conventi in tutta la Penisola Iberica. Molte fondazioni desideravano avvicinare le proprie origini al santo.

Questa crescita non avvenne soltanto negli scritti. Comparvero sculture, dipinti e cerimonie. A Compostela nacque un’immagine molto particolare di Francisco foreiro, legata al pagamento simbolico del cesto di pesci ai benedettini.

Queste opere sono testimonianze importanti: non necessariamente del viaggio del 1214, ma della forza acquisita dalla tradizione. Mostrano ciò che le comunità galiziane credevano, celebravano e volevano tramandare.

Una leggenda può essere storicamente tarda e culturalmente vera. Può cambiare una città, ispirare l’ospitalità e dare forma alle immagini. L’errore comincia quando usiamo quella forza posteriore per inventare un documento precedente.

Ciò che la ricerca ci permette di dire

Possiamo riassumere il caso in quattro punti:

  1. È certo che san Francesco tentò di raggiungere il Marocco e arrivò in una zona della Penisola Iberica prima di ammalarsi e tornare indietro.
  2. È certo che frati a lui vicini, in particolare Bernardo ed Egidio, compirono un pellegrinaggio a Santiago nei primi anni.
  3. È antico, ma posteriore, il racconto secondo cui san Francesco in persona raggiunse Compostela: compare esplicitamente negli Actus e nei Fioretti, più di un secolo dopo.
  4. Non possediamo conferme contemporanee, itinerari, lettere o documenti di Compostela che dimostrino la sua presenza nel 1214.

Per questo alcuni storici considerano possibile il pellegrinaggio; altri ritengono probabile che tradizioni diverse siano state fuse. Nessun ricercatore scrupoloso dovrebbe affermare “è accaduto con certezza” o “è certamente impossibile”.

La risposta più onesta, allo stato attuale, è questa: san Francesco fu nella Penisola Iberica, ma il suo arrivo a Santiago non può essere confermato dalle fonti disponibili.

Il mistero che rimane

La strada bagnata dalla pioggia si stende ancora davanti a noi.

Forse san Francesco vide le torri di Compostela. Forse la malattia lo costrinse a tornare indietro molto prima. Forse un frate del XIV secolo unì il viaggio in Spagna del santo al vero pellegrinaggio di Bernardo. Forse accolse una memoria che non era giunta ai primi biografi.

Non sapere può sembrare una sconfitta. Per la storia, è una forma di rispetto.

Rispettiamo san Francesco quando non abbiamo bisogno di allungare il suo cammino. Rispettiamo la tradizione quando ci chiediamo in quale secolo abbia cominciato a parlare. E rispettiamo chi legge quando lasciamo una porta aperta senza dipingervi dietro una falsa certezza.

Nell’immagine, il viandante non si volta. La città rimane lontana. La pioggia cancella le sue orme quasi nello stesso istante in cui passa.

Non conosciamo il suo nome.

Sappiamo soltanto che qualcuno ha camminato.

Ai bordi della strada

Fonti di questo quaderno

  1. Tommaso da Celano — Vita prima di san FrancescoBiografia vicina agli eventi, scritta nel 1228–1229. Documenta il viaggio in Spagna diretto verso il Marocco e il ritorno a causa della malattia; documenta inoltre il pellegrinaggio di Bernardo ed Egidio a Santiago, ma non quello di san Francesco.
  2. Spirit + Life 136 — i viaggi di san Francesco fuori dall’ItaliaSintesi francescana critica. Confronta Celano, Bonaventura, gli Actus e i Fioretti e conclude che non vi sono certezze storiche su Compostela.
  3. Rivista della Basilica di Assisi — San Francesco andò davvero a Santiago?Rassegna delle fonti e delle tradizioni. Presenta il silenzio delle antiche Vite, il testo dei Fioretti, l’epigrafe del XVI secolo e la leggenda di Cotolay.
  4. Ramón Yzquierdo Perrín — iconografie francescane a SantiagoArticolo accademico dell’Università di Santiago de Compostela. Studia le tradizioni, la fondazione attribuita al santo, il cesto di pesci e le relative immagini senza affermare la certezza del pellegrinaggio.
  5. Dizionario Biografico degli Italiani — Francesco d’AssisiStudio biografico moderno. Inquadra Celano, Bonaventura e la tarda redazione degli Actus-Fioretti nella trasmissione della memoria.
  6. Xunta de Galicia — Codice CallistinoContesto documentario del Cammino. Illustra il manoscritto del XII secolo e il mondo di vie, santuari e pericoli conosciuto dai pellegrini prima dell’epoca di san Francesco.
  7. British Museum — insegna medievale a forma di conchigliaReperto archeologico. Conferma che la conchiglia era un emblema medievale legato a Santiago, senza dimostrare che san Francesco ne abbia portata una.

Come leggere questo capitolo: l’apertura e la conclusione sono scene letterarie con un pellegrino anonimo. Il viaggio di san Francesco in Spagna e il suo ritorno a causa della malattia appartengono allo strato documentario antico. Il pellegrinaggio a Santiago, la rivelazione, Cotolay, il tesoro e il cesto di pesci appartengono a tradizioni posteriori di epoche diverse. Qui sono stati narrati come tradizioni, mai come fatti attestati allo stesso modo.