La predica agli uccelli compare già nella Vita prima di Tommaso da Celano, scritta pochi anni dopo la morte di Francesco. È dunque più vicina alle fonti antiche del lupo di Gubbio o del rosaio senza spine.
Celano racconta che Francesco vide molti uccelli, si avvicinò e li esortò a lodare il Creatore per piume, nutrimento, aria e libertà. Gli uccelli rimasero fino alla benedizione.
Autori successivi cambiarono numero, specie, luogo e gesti. Bevagna, Cannara e Piandarca furono associate alla memoria; nessuna localizzazione moderna deve essere presentata come assolutamente dimostrata.
La scena non afferma necessariamente che gli uccelli comprendessero un discorso umano come un’assemblea scolastica. Nel linguaggio agiografico, tutto il creato risponde alla lode e il predicatore scopre un uditorio più vasto dell’umanità.
Francesco non adora gli uccelli: li chiama creature dello stesso Dio. Oggi ascoltare la storia significa custodire habitat, acqua e specie, non soltanto ammirare un dipinto.
Fonti e letture
- Tommaso da Celano, *Vita prima*Primo racconto conservato.
- *Laudato si’*Francesco e la cura delle creature.

