Una donna ascolta con tenerezza una persona ferita che riposa, mentre un frate porta acqua in un’infermeria illuminata da lampade
← Santuario delle preghiere

Preghiere ispirate · Consolazione

Preghiera per chi soffre

Una preghiera per rimanere con tenerezza accanto a chi prova dolore, chiedendo consolazione, cura competente e speranza senza risposte facili.

Ci sono sofferenze che appaiono nel corpo e altre che nessuno riesce a vedere. Una malattia, il lutto, la solitudine, una crisi familiare, la paura, la violenza o una tristezza profonda possono lasciare senza parole. In queste ore le frasi fatte feriscono. Dire «basta avere fede» o «tutto accade per una ragione» può far sentire ancora più soli.

Gesù non trattò il dolore come spettacolo e non accusò automaticamente chi soffriva. Si avvicinò, ascoltò, toccò con rispetto e restituì le persone alla comunità. Nella storia del buon samaritano la compassione non rimane un sentimento: interrompe il viaggio, cura le ferite e cerca un luogo sicuro.

Questa preghiera domanda presenza. A volte ci sarà un miglioramento; altre volte il cammino sarà lungo. Non promettiamo una guarigione che non possiamo garantire. Chiediamo che nessuno attraversi la notte abbandonato e che l’amore diventi cura reale.

Da dove viene questa preghiera?

La «Preghiera per chi soffre» è un testo ispirato al Vangelo e alla spiritualità francescana, scritto per questo portale. Non fu composto da san Francesco.

Nasce soprattutto dalla parabola del buon samaritano, in Luca 10,25–37. Il samaritano vede la persona ferita, si commuove, si avvicina e organizza un aiuto concreto. La tradizione cristiana legge questi movimenti come un cammino: vedere, fermarsi, curare e rimanere responsabili.

Francesco d’Assisi visse un cambiamento profondo quando si avvicinò ai lebbrosi, allora esclusi dalla convivenza. L’incontro non cancellò la realtà della malattia. Abbatté una distanza nel cuore e aprì spazio alla fraternità.

La preghiera non sostituisce medico, psicologo, farmaco, protezione, riposo, denuncia della violenza o servizio d’emergenza. Dio si prende cura anche attraverso professionisti competenti, familiari responsabili, amici, comunità e politiche pubbliche. Cercare aiuto non è mancanza di fede.

Preghiera per chi soffre

Gesù compassionevole,

tu che non sei passato oltre il dolore,

rimani vicino a chi soffre oggi.

Siediti accanto a chi ha ricevuto una notizia difficile,

a chi attende un esame,

a chi sente dolore nel corpo,

a chi piange un’assenza,

a chi si sveglia impaurito

e a chi non riesce più a spiegare ciò che prova.

Non lasciare che la solitudine abbia l’ultima parola.

Quando non c’è risposta,

donaci coraggio per rimanere.

Quando non sappiamo che cosa dire,

insegnaci il silenzio che accompagna.

Quando arrivano le lacrime,

liberaci dalla fretta di fermarle.

Che nessuno sia accusato perché si ammala,

perché è stanco,

perché necessita una cura

o perché non riesce a sembrare forte.

Proteggi chi è in pericolo.

Apri vie verso un’assistenza sicura,

il farmaco necessario,

il cibo, il riposo

e professionisti preparati.

Da’ sapienza a medici,

infermieri, terapeuti,

assistenti e ricercatori.

Sostieni anche chi si prende cura:

che chieda aiuto prima di crollare,

trovi riposo senza colpa

e non dimentichi mai il nome

dietro ogni problema.

Signore, se c’è violenza,

spezza il silenzio che imprigiona.

Conduci la persona a una protezione vera

e metti al suo fianco adulti e servizi affidabili.

Se il dolore è nascosto nella mente,

allontana la vergogna di cercare aiuto.

Che un dialogo onesto apra la prima finestra

e la cura continui per tutto il tempo necessario.

San Francesco, fratello di chi veniva escluso,

insegnaci la prossimità rispettosa.

Che non invadiamo,

non facciamo domande per curiosità,

non usiamo la storia altrui

e non promettiamo miracoli.

Donaci mani prudenti,

orecchi attenti

e fedeltà per tornare domani.

Benedici chi non migliorerà in fretta,

chi convive con disabilità,

malattia cronica o limiti duraturi.

Che la sua vita non sia mai misurata

dalla produttività, dall’aspetto

o da ciò che riesce a fare da solo.

Ricordaci che ogni persona

possiede una dignità che il dolore non cancella.

E quando siamo noi a soffrire,

donaci l’umiltà di dire:

«Ho bisogno di aiuto».

Che incontriamo un volto che non fugga,

una porta che si apra,

una cura rispettosa

e speranza sufficiente per questo giorno.

Gesù, compagno dei feriti,

rimani con noi su questa strada.

Trasforma la nostra compassione in presenza,

la presenza in cura

e la cura in amore fedele.

Amen.

Preghiera ispirata, scritta originariamente per il Portale San Francesco.

Come pregare questa preghiera

Puoi pregare per una persona conosciuta, per un gruppo o per te stesso. Se preghi con qualcuno, chiedi prima se desidera la tua compagnia. Non toccarne il corpo e non raccontare dettagli della situazione senza consenso. Anche il rispetto è cura.

Accendi una piccola luce, se è sicuro, oppure metti vicino un bicchiere d’acqua. Leggi senza fretta. Quando trovi la frase più adatta alla situazione, ripetila tre volte. Poi fa’ un minuto di silenzio. Non tentare di spiegare a Dio la sofferenza; presentagli la persona com’è.

Alla fine scegli un’azione concreta: inviare un messaggio senza esigere risposta, preparare un pasto, offrire un passaggio per una visita, aiutare in un compito, ascoltare o chiedere: «Che cosa ti sarebbe davvero utile?» Accetta se la persona preferisce riposare o stare sola.

Se vi sono rischio immediato, violenza, pensieri di farsi del male, difficoltà respiratorie o altro segnale grave, cerca ora un adulto responsabile e i servizi locali d’emergenza o sanitari. La preghiera accompagna questo passo, ma non deve mai rimandarlo. Non interrompere farmaci o trattamenti a causa di questo testo; ogni cambiamento deve essere discusso con professionisti qualificati.

La lampada che non fugge

Immagina una lampada in una lunga notte. Non illumina tutta la strada e non fa sparire la ferita. Permette però di vedere il volto di chi è accanto, trovare l’acqua e compiere in sicurezza il prossimo passo.

Spesso vogliamo essere un sole: risolvere tutto, trovare la frase perfetta, strappare via il dolore. Quando non riusciamo, pensiamo di aver fallito. Il buon samaritano insegna altro. Offre ciò che può, cerca aiuto e garantisce continuità alla cura. Non deve essere l’unico salvatore della storia.

Neppure Francesco si avvicinò per fare della persona malata un personaggio secondario della propria santità. Si avvicinò come fratello. La sofferenza altrui chiede riverenza, non curiosità. Talvolta amare significa parlare; altre volte ascoltare. A volte pregare; spesso portare dal medico, proteggere, nutrire, organizzare una rete e tornare il giorno dopo.

Forse oggi puoi essere soltanto una piccola lampada. Non è poco. Una presenza umile non promette di controllare la notte. Dice: «Mentre attraversiamo questo tratto, non sei solo».

Per conoscere le fonti

1. [Santa Sede — *Salvifici doloris*, 28–30](https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1984/documents/hf_jp-ii_apl_11021984_salvifici-doloris.html) — il buon samaritano come chiamata a fermarsi e prestare aiuto efficace. 2. [Santa Sede — *Fratelli tutti*, 56–86](https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html) — diventare prossimo della persona ferita. 3. [Santa Sede — *Samaritanus bonus*](https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20200714_samaritanus-bonus_it.html) — accompagnamento, cura integrale e responsabilità nelle fasi critiche della vita. 4. [Luca 10,25–37 — Bibbia CEI](https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Lc/10/) — parabola del buon samaritano.