Forse hai provato a restare in silenzio e hai scoperto che dentro di te c’era un intero mercato. Un ricordo ne ha richiamato un altro. Il corpo ha chiesto di muoversi. Un rumore è sembrato enorme. L’elenco delle cose da fare ha cominciato a sfilare. Ed è arrivato il dubbio: «Sto pregando male?»
No. Pregare in silenzio non significa svuotare la mente, né vincere una gara d’immobilità. Significa offrire a Dio alcuni minuti di presenza vera. Arrivi come sei: entusiasta o stanco, calmo o ansioso, concentrato o pieno di pensieri. Dio non aspetta una tua versione perfetta per avvicinarsi.
Gesù cercava luoghi appartati per pregare, ma il silenzio non lo allontanava dalle persone. Dopo la preghiera tornava ad ascoltare, guarire, insegnare e servire. Il silenzio cristiano non chiude una porta al mondo: apre il cuore ad amarlo con maggiore verità.
Da dove viene questo cammino?
Questa preghiera è originale del Portale San Francesco. Non è un testo di san Francesco né una formula antica. Nasce dalla preghiera contemplativa cristiana e dal modo francescano di riconoscere Dio vicino a noi: in Gesù, nella Parola, nelle persone e in tutto il creato.
Il Catechismo definisce la contemplazione un’attenzione amorosa a Gesù. In essa il silenzio può essere «amore silenzioso»: non un’assenza fredda, ma comunione. Insegna anche che si può pregare in condizioni diverse di salute, lavoro ed emozione. Dio non ti abbandona quando il cuore accelera o l’attenzione vaga.
Per alcune persone neurodivergenti chiudere gli occhi, stare completamente ferme o sopportare il silenzio assoluto può essere scomodo. Per chi è ansioso, concentrarsi sul respiro può perfino aumentare l’angoscia. Nulla di questo è mancanza di fede. Puoi pregare a occhi aperti, dondolare dolcemente, tenere una pietra liscia, guardare un’immagine di Gesù o lasciare un suono tranquillo in sottofondo. Il cammino serve l’incontro; non è un esame da superare.
Preghiera per rimanere
Gesù,
sono qui.
Non ho portato un cuore in ordine.
Ho portato i miei pensieri che corrono,
il mio corpo inquieto,
la mia gioia o la mia stanchezza,
e questo piccolo desiderio di restare con te.
Accoglimi interamente.
Quando arriva un ricordo,
fa’ che io non lotti contro di esso:
lo depongo nelle tue mani.
Quando un rumore mi desta,
che mi ricordi:
tu sei anche nel mondo che continua a vivere.
Quando ho bisogno di muovermi,
rimani con me nel mio movimento.
Quando non sento nulla,
insegnami che la tua presenza
non dipende dalle mie sensazioni.
Guardami con amore, Gesù.
Io ti guardo come posso.
Custodisci chi soffre,
visita chi è solo,
e trasforma questo breve silenzio
in pazienza per ascoltare,
coraggio per fare il bene
e tenerezza per prendermi cura.
Non voglio fuggire dal mondo.
Voglio tornarvi
con meno fretta di giudicare
e più spazio per amare.
Rimani con me.
Io rimango con te.
Amen.
Preghiera originale del Portale San Francesco, ispirata alla tradizione contemplativa cristiana.
Come pregare in silenzio
Comincia con due soli minuti. Scegli un luogo abbastanza sicuro e di’: «Gesù, sono qui con te». Trova una posizione possibile per il corpo: seduto, sdraiato, in piedi o muovendoti lentamente. Se chiudere gli occhi non ti fa bene, guarda un punto semplice: una croce, una candela protetta, una foglia o le tue mani.
Usa poi un’ancora. Può essere il nome «Gesù» ripetuto interiormente; una frase come «Tu sei con me»; il contatto dei piedi con il suolo; oppure il peso di un piccolo oggetto tra le mani. Quando ti accorgi che la mente è andata lontano, non rimproverarti. Riconosci: «è arrivato un pensiero», affidalo a Dio e torna all’ancora. Anche tornare fa parte della preghiera.
Se il silenzio aumenta l’ansia, riduci il tempo, tieni gli occhi aperti, metti una musica strumentale lieve o leggi lentamente un salmo. Se continua a farti male, fermati. Parla con una persona sicura e, se l’ansia è frequente o intensa, chiedi aiuto a un adulto responsabile o a un professionista della salute. Cercare cura significa anche rispettare la vita ricevuta da Dio.
Alla fine chiediti: «Chi ha bisogno che io lo ascolti oggi?» Annota un nome o scegli un gesto. Così il silenzio crea mani disponibili.
La lampada non fa rumore
Immagina una cappella prima dell’alba. Una piccola lampada illumina poco, ma abbastanza da mostrare che nessuno è abbandonato nel buio. Non fa discorsi. Rimane semplicemente accesa.
Forse la preghiera di oggi è piccola come questa fiamma. Puoi distrarti venti volte e tornare ventuno. Puoi non sentire alcuna pace. Hai comunque offerto tempo e fiducia. Papa Francesco ha spiegato che contemplare significa guardare Gesù e accogliere il suo sguardo d’amore; da questo incontro nasce un modo nuovo di guardare gli altri. Perciò la contemplazione non è passività. Il Catechismo dice che deve mostrarsi in atti di carità.
Il segno migliore di una buona preghiera silenziosa non è essere rimasti immobili, ma uscirne un poco più capaci di ascoltare senza interrompere, vedere chi è dimenticato e rispondere senza crudeltà. Francesco cercava luoghi solitari, ma ne tornava fratello. Il silenzio custodito con Gesù può fare anche di te una presenza che non aumenta il rumore del dolore.
Per conoscere le fonti
- Catechismo della Chiesa Cattolica, 2709–2719 — preghiera contemplativa — la contemplazione come incontro, ascolto, amore silenzioso e comunione che porta frutti di carità.
- Papa Francesco — Catechesi sulla preghiera contemplativa, 5 maggio 2021 — lo sguardo di fede in Gesù trasforma il modo di vedere e amare.
- Ordine dei Frati Minori — Commissione per la preghiera e devozione — preghiera francescana radicata nella Scrittura e pastoralmente accogliente.
- Papa Francesco — Comunità Laudato si’, 12 settembre 2020 — contemplazione, armonia tra testa, cuore e mani, compassione e azione concreta.

