Un messaggero francescano legge una lettera a donne, uomini, bambini e lavoratori riuniti presso la porta di una chiesa medievale
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Libro V · Gli scritti · Manoscritto 06

Lettera ai fedeli

Due antiche redazioni mostrano Francesco rivolgersi a donne e uomini del mondo intero sulla penitenza, la cura, la verità e una vita abitata da Dio.

Una lettera più grande di una città

Una donna interrompe il lavoro. Un mercante chiude la borsa. Un bambino si avvicina perché si è accorto che gli adulti hanno fatto silenzio. Presso la porta di una chiesa, un frate comincia a leggere parole inviate da Francesco.

Non sappiamo se questo incontro sia avvenuto. Avrebbe potuto svolgersi in molte città del XIII secolo, perché la cosiddetta Lettera ai fedeli non si rivolge soltanto ai frati. Parla a religiosi e laici, a uomini e donne, «a tutti coloro che abitano nel mondo intero». È un’ambizione enorme per qualcuno che si definiva piccolo.

Il titolo moderno può trarre in inganno. Non è una lettera privata, con notizie destinate a una persona conosciuta. È un’esortazione: un testo pensato per circolare, essere copiato e forse letto ad alta voce. Francesco spiega che la debolezza fisica gli impedisce di visitare tutti. La scrittura diventa una strada.

Ma c’è un particolare affascinante. La tradizione ha conservato due redazioni collegate tra loro. Non sono semplicemente due copie piene di errori. Una è molto breve; l’altra è ampia ed elaborata. Scoprire in che modo siano legate è stata un’avventura per gli studiosi moderni.

Il piccolo foglio di Volterra

Nel 1900 il ricercatore Paul Sabatier pubblicò un testo rinvenuto nel codice 225 della Biblioteca Guarnacci, a Volterra. Il manoscritto medievale presentava quelle righe come «parole di vita e di salvezza». Per qualche tempo gli studiosi pensarono che fossero soltanto un riassunto posteriore della più lunga Lettera ai fedeli.

Kajetan Esser, importante curatore degli scritti di Francesco, sostenne che il breve testo meritasse di essere considerato una redazione autonoma e anteriore. Per questo viene spesso chiamato Prima redazione della Lettera ai fedeli oppure Esortazione ai fratelli e alle sorelle della penitenza. La proposta di Esser ha segnato le edizioni moderne, ma l’ordine dei due testi continua a essere discusso. Il nome «prima» è una convenzione utile, non una data scritta nel codice.

Anche questo secondo titolo richiede cautela. Il testo può custodire insegnamenti rivolti ai primi penitenti legati a Francesco, uomini e donne che rimanevano nelle proprie case e continuavano i propri mestieri. Tuttavia, non dobbiamo immaginarlo automaticamente come una «regola già pronta» del futuro Ordine Francescano Secolare. Le istituzioni hanno preso forma nel corso del tempo. Il documento antico offre una radice, non un organigramma completo.

Il codice di Volterra è l’unica testimonianza di questa redazione breve. Un solo manoscritto non rende falso un testo, ma richiede attenzione. L’analisi del vocabolario, del pensiero e del rapporto con la redazione lunga ne sostiene l’autenticità francescana.

Fare penitenza non significa essere tristi

Oggi la parola «penitenza» può richiamare soltanto il castigo o un volto cupo. Per Francesco ha un significato più ampio: rivolgersi a Dio, abbandonare ciò che distrugge e cominciare una vita nuova. L’incontro con i lebbrosi, narrato nel Testamento, fu un cambiamento di questo tipo. Ciò che sembrava amaro diventò dolce.

Nella redazione breve, chi fa penitenza ama Dio e il prossimo, respinge i vizi e i peccati, riceve l’Eucaristia e produce frutti degni di conversione. È un’indicazione breve ed esigente: il cambiamento interiore deve manifestarsi nel modo di amare e di agire.

Francesco usa un linguaggio biblico legato alla famiglia. Chi vive così diventa figlio del Padre, sposo, fratello e madre di Gesù. L’ultima immagine è particolarmente bella. Diventiamo «madri» di Cristo quando lo portiamo nel cuore e lo facciamo nascere attraverso opere luminose.

Non è un’affermazione biologica né un tentativo di mettere da parte Maria. È una metafora spirituale: il bene ricevuto deve prendere corpo nel mondo.

La redazione che apre le porte

La redazione lunga comincia rivolgendosi a tutti. Francesco si presenta come servo e suddito. Dice che, non potendo visitare le persone a causa della malattia, invia per lettera le parole del Signore.

Questo inizio ha indotto molti interpreti ad accostarla agli ultimi anni della vita di Francesco. La data, tuttavia, non è scritta sul foglio. La malattia menzionata e i rapporti con altri scritti offrono indizi, non un calendario certo.

Il testo contempla poi il mistero cristiano: il Verbo del Padre assume la carne umana nel grembo di Maria; Gesù sceglie la povertà, offre la propria vita e lascia l’Eucaristia come memoria della sua presenza. Francesco non comincia con un elenco di divieti. Comincia raccontando chi è Cristo.

La lettera torna quindi alle scelte: amare il prossimo, confessare i peccati, ricevere l’Eucaristia, non desiderare più del necessario, praticare l’umiltà e la misericordia. Il cammino spirituale entra nell’uso del denaro, nella vita comune e nella cura di chi dipende da noi.

Il denaro accanto al letto

La parte più severa della lettera descrive un ricco malato. Parenti e amici si avvicinano. Un sacerdote lo invita a riparare le ingiustizie e a restituire ciò che appartiene agli altri. L’uomo promette, ma esita. I suoi beni occupano i suoi pensieri fino alla fine.

Non dobbiamo leggere la scena come il resoconto di una morte precisa. È una parabola morale costruita con immagini familiari nel XIII secolo. Le famiglie discutevano di eredità; i malati facevano testamento; debiti e proprietà decidevano il futuro di molte persone.

Francesco vuole spezzare l’illusione che possediamo per sempre ciò che stringiamo tra le mani. L’uomo muore e lascia tutto. Cosa ancora più grave, lascia ferite che non ha voluto sanare.

Il testo usa immagini spaventose sul demonio e sulla dannazione. Appartengono alla predicazione medievale e alla convinzione religiosa dell’autore. Non sarebbe corretto nasconderle, né usarle per terrorizzare i bambini. La domanda che pongono può essere formulata in modo responsabile: se il cuore si aggrappa soltanto a ciò che passa, che cosa resta quando tutto questo viene tolto?

Donne e uomini nominati insieme

Le due redazioni ripetono «uomini e donne». È un particolare che merita di essere ascoltato. Francesco viveva in una società in cui le possibilità di azione pubblica erano molto diverse per ciascuna persona. Eppure la sua esortazione spirituale si rivolge direttamente a entrambi.

Alcuni studiosi collegano questo lessico alle fraternità di penitenti e all’ambiente dal quale sarebbe sorto l’Ordine dei Fratelli e delle Sorelle della Penitenza. Altri avvertono che non si deve ricavare dal testo una struttura istituzionale che esso non descrive.

Ciò che possiamo affermare è sufficiente e prezioso: le donne non appaiono soltanto come spettatrici di un messaggio consegnato agli uomini. Sono destinatarie, responsabili e capaci di portare Cristo nel cuore e nelle opere.

Chiara e le sorelle di San Damiano mostrano che questa non era un’idea vuota nella vita di Francesco. La lettera, tuttavia, non fu scritta specificamente a Chiara. Il suo orizzonte è molto più ampio.

Che cosa è cambiato tra le due redazioni?

Nessuno ha conservato un diario in cui si legga: «Oggi Francesco ha ampliato il testo antico». Gli studiosi confrontano parole, ordine e manoscritti. Una lettura tradizionale considera la redazione breve una catechesi per i penitenti e quella lunga uno sviluppo universale di questo nucleo. Altri ricercatori si chiedono se la forma breve possa aver riassunto o riorganizzato materiale più ampio. I fogli non hanno posto fine alla discussione.

Potrebbe esserci stato un intervallo tra le versioni, oppure esse potrebbero aver organizzato insegnamenti già ripetuti oralmente. Un segretario potrebbe aver contribuito a elaborare il latino. L’idea medievale di autore non corrisponde sempre all’immagine moderna di una persona sola davanti alla pagina.

Questa incertezza non sminuisce gli scritti. Ci insegna ad ascoltare ciò che entrambi dicono davvero, senza inventare una successione che i manoscritti non riescono a dimostrare.

La trasmissione della redazione lunga è molto più abbondante. Compare integralmente in numerosi codici, fra cui quelli di Assisi e di Ognissanti, e in frammenti di altri. Talvolta i copisti divisero il testo in capitoli o perfino in lettere distinte. Gli editori moderni hanno confrontato queste testimonianze per recuperarne l’unità.

Una casa costruita dentro la persona

Al cuore delle due redazioni c’è la promessa che Dio abita in chi vive l’amore autentico. Non si tratta di provare qualcosa di bello per qualche minuto. La dimora appare quando fede, misericordia e azione si incontrano.

In una parafrasi pastorale, l’idea potrebbe essere espressa così: «Fa’ del cuore una casa in cui Cristo possa essere portato; apri le porte di questa casa attraverso le tue opere». Queste parole non intendono sostituire il latino di Francesco. Avvicinano semplicemente la sua immagine a un giovane lettore.

Un bambino comprende l’essenziale. Dire di amare e continuare a ferire di proposito crea una crepa. Chiedere perdono, riparare e prendersi cura dà inizio alla ricostruzione. Francesco chiama questo cambiamento penitenza.

La lettera cerca ancora lettori

L’incontro immaginato all’inizio si scioglie. Il mercante torna al banco. La donna riprende il lavoro. Il bambino porta con sé una frase. La pergamena prosegue verso un’altra città.

La scena è inventata, ma descrive la funzione reale di un testo circolare. Una lettera non sceglie soltanto grandi sapienti. Incontra persone occupate, stanche e diverse. La sua voce dipende da qualcuno che legga e da qualcuno che accetti di ascoltare.

Le due redazioni non ci offrono due messaggi rivali. Mostrano una stessa fiamma in due dimensioni diverse. La più breve parla con la chiarezza di una porta stretta: esiste un cammino di conversione. La più ampia apre un paesaggio: Cristo è venuto povero, si è donato e può abitare in una vita trasformata.

Il manoscritto di Volterra e i numerosi codici della redazione lunga sono sopravvissuti perché qualcuno li ha custoditi. Ma sopravvivere non equivale a essere ascoltati. L’ultimo viaggio della lettera avviene ogni volta che un lettore permette a una parola antica di esaminare il modo in cui tratta Dio, il prossimo, il denaro, il corpo e la verità.

Due redazioni conservate

Fonti di questo manoscritto

  1. Lettera ai fedeli, prima redazione — IntraTextTesto francescano. Conserva la breve esortazione su coloro che fanno penitenza e coloro che non la fanno.
  2. Lettera ai fedeli, seconda redazione — IntraTextTesto francescano. Presenta la forma lunga rivolta agli uomini e alle donne del mondo intero.
  3. Noel Muscat, OFM — Le lettere di san FrancescoStudio francescano. Spiega la scoperta della redazione di Volterra e la valutazione di Kajetan Esser.
  4. Francesco d’Assisi: documenti antichi, vol. 1Edizione accademica moderna. Presenta i due testi, le introduzioni e la terminologia editoriale attuale.
  5. Paschal Robinson — Gli scritti di san FrancescoEdizione storica. Registra i codici conosciuti e l’antica discussione sulla Lettera ai fedeli.
  6. Franciscan Journey — letture documentarieFormazione francescana secolare. Contestualizza la prima redazione e la tradizione dei penitenti.

Come leggere questo capitolo: la ricerca contemporanea considera le due redazioni scritti autentici di Francesco. La loro successione e il loro sviluppo sono ricostruzioni critiche; non conosciamo le date esatte né il pubblico di una prima lettura. La scena presso la chiesa è letteraria. Le parafrasi in italiano sono nostre e sono state indicate come approssimazioni pastorali.